HomeVideoLa Insta360 c'è. Adesso bisogna imparare a usarla.

La Insta360 c’è. Adesso bisogna imparare a usarla.

Ci sono momenti, nella preparazione di un viaggio, in cui si fa una scelta tecnica lucida, ponderata, frutto di mesi di ricerca comparativa.

A volte, invece, vai su Amazon alle cinque di mattina, vedi un’offerta, e clicchi.

Questa storia è del secondo tipo, anche se il negozio in questo caso non è Amazon.

La Insta360: ovvero, la macchina fotografica che riprende anche quello che non volevi riprendere

Ho preso una Insta360. Per chi non lo sapesse — e fino a qualche mese fa ero tra questi — è una action camera a 360 gradi che riprende tutto intorno a sé in modo sferico, e poi con il software si “taglia” la ripresa scegliendo l’angolo migliore in post-produzione. L’idea è elegante: non devi preoccuparti di dove punta la fotocamera, tanto inquadra ovunque. Il tuo errore diventa una scelta creativa.

Su carta, è perfetta per un viaggio in tuk-tuk sull’Himalaya. La monti sul veicolo, ti dimentichi che esiste, e ti ritrovi con ore di filmati da cui estrarre il meglio. 

O il meno peggio, a seconda di come va.

Il problema è che per arrivare a quel risultato bisogna imparare ad usarla. E qui la storia si complica.

insta360

Il primo tentativo: Annecy, mezza maratona, lezione imparata

La prima vera uscita con la Insta360 l’ho fatta ad Annecy, due settimane fa. Valter e famiglia (compresa Sabrina, quindi anche la mia) correvano la mezza maratona e io ero lì a bordo strada con la videocamera in mano, il tendine dolente, un pelo di invidia e la convinzione di tornare a casa con un filmato spettacolare.

A parte il fatto di essere riuscito a mancare Sabrina sia alla partenza che all’arrivo, il risultato era tecnicamente corretto. Ma guardandolo mi sono reso conto di una cosa: la Insta360 usata come camera esterna — quella che riprende gli altri da fuori — perde buona parte del suo senso, o almeno lo ha perso in quel contesto. Funziona molto meglio in soggettiva, montata su chi si muove, immersa nell’azione. È una camera da punto di vista, non da bordo campo.

Morale: ho comprato un accessorio per montarla sulla bici. Investimento minore. Rivoluzione totale.

Il metodo di apprendimento: Biella–Biemonte, andata e ritorno

Ieri mattina, dopo aver accompagnato il giorno prima Valter, Elena e Sabrina al Vertical di Fenis, ho fatto la prima uscita con il nuovo setup. Biella–Biemonte, una quarantina di chilometri tra salite dignitose e discese su cui non ho perso troppo tempo. Ho montato la Insta360 sul manubrio, ho avviato la registrazione, e sono partito.

Non si sentiva niente di strano. Non lampeggiava in modo allarmante, solo rosso, per segnalare che stava registrando. Ho deciso che funzionava.

Accendi, spegni, accendi, spegni, accendi, spegni, accendi, spegni, accendi… un casino!

Ho il telecomando, ma non riesco a farlo funzionare, devo risolvere anche questa, ma per la giornata mi sono adattato.

Lungo la salita ho incontrato anche due bellissimi asinelli che vivono vicino alla strada e che, ogni volta che passo, sembrano aspettarsi qualcosa. Loro sì che mi capiscono ! Non una domanda sul perché uno stia pedalando come un matto fin lassù, per cosa poi?

Ci siamo salutati, due coccole, non ho spiegato niente, e sono ripartito. Proprio una bella amicizia!

A Biemonte mi sono fermato qualche minuto, passaggio sull’ultima neve, caffè americano, immancabile e via.

Il ritorno è stato rapido. Decisamente più rapido dell’andata, come succede sempre quando la strada scende e le gambe cominciano a girare da sole.

Quello che si vede nel video

Quando ho scaricato il materiale e l’ho guardato sul computer, la differenza rispetto ad Annecy era evidente. La soggettiva funziona. Si sente il movimento, si vede la strada che arriva, le curve, il bosco, le salite. C’è un senso di presenza che con una camera esterna non si ottiene nello stesso modo.

I due asinelli ci sono, e hanno tutta la dignità che meritano.

Il suono con il vento è quello che è, quindi meglio la musica. Immaginatevi il rumore di un tuk-tuk che sale un passo himalayano a 5.000 metri.

In un certo senso è un’anteprima involontaria.

🐘 Il Consiglio dell’Elefante — Il Saggio

Un errore fa esperienza, più errori più esperienza, ma senza esagerare…

— Ganesha, Il Saggio

L’errore è stato comprarla 👿

Perché tutto questo

La scelta della Insta360 non è proprio solo frutto del caso. Tra qualche settimana io e Valter saremo su un tuk-tuk a Leh, a 3.500 metri di quota, con l’obiettivo di raggiungere Jaisalmer nel Rajasthan. Circa 2.000 chilometri di strade che gli organizzatori descrivono con l’eufemismo “improbabili”.

In un contesto del genere, avere una camera che riprende tutto senza bisogno di pensare all’inquadratura ha molto senso. Le mani serviranno per tenere il tuk-tuk in strada. O per spingerlo. O per entrambe le cose, probabilmente, considerato il tipo di strade che ci aspettano.

La Insta360 starà montata sul veicolo e farà il suo lavoro. Io farò il mio — che al momento coinvolge, nell’ordine: molto caffè, qualche preghiera a Ganesha (il signore della rimozione degli ostacoli, che sul percorso Leh–Jaisalmer avrà parecchio straordinario da fare), e la speranza che due asinelli biellesi portino bene.

Il video di ieri

È qui sotto. Non è l’Himalaya. Non ci sono passi innevati, non ci sono yak, non c’è traffico degno di nota. C’è il Biellese, una mattina di sole, una salita verso Biemonte e due asinelli che ci guardano con la stessa espressione con cui probabilmente ci guarderemo noi davanti al Passo Tanglang La a 5.328 metri.

Ma è un inizio. E gli inizi contano, anche quelli un po’ in salita.

Intanto raccogliamo fondi per Cool Earth

Abbiamo pensato che il nostro viaggio era una buona scusa per raccogliere fondi e siccome lo proponevano gli organizzatori, abbiamo scelto di raccoglierli per Cool Earth, una no profit che si prende cura delle foreste, contro il riscaldamento globale e la deforestazione.

La partnership tra Cool Earth e The Adventurists (quelli che organizzano l’avventura in TukTuk) va avanti dal 2013. In questi anni, i partecipanti alle varie avventure — Mongol Rally, Rickshaw Run, Monkey Run — hanno contribuito a raccogliere complessivamente 2,2 milioni di sterline, che hanno aiutato a proteggere circa 2,1 milioni di acri di foresta pluviale.
Noi siamo uno dei tantissimi team. Ma ogni team conta.

Leggi l’articolo completo qui.

La raccolta fondi è su JustGiving, la piattaforma ufficiale usata da Cool Earth e The Adventurists. È sicura, tracciabile, e il denaro va direttamente all’associazione senza intermediari.

con

Just Giving

Non esiste una cifra minima. Anche una piccola donazione ha un peso concreto: supporta lavoro reale, fatto da persone reali, in posti dove fa davvero la differenza.

Se avete domande su Cool Earth, sul progetto o su come funziona la raccolta, scriveteci — siamo su Instagram @2dicorsa o nel modulo di contatto.

Grazie. Davvero.

Max e Valter 🛺

Cosa vale una tappa?

Ogni donazione diventa qualcosa di concreto — per le foreste e per chi le vive.

Obiettivo: €500 0% raggiunto

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🎁 Per chi dona: tra tutti i donatori estrarremo gadget del viaggio. E se Max decide di fare il calendario fotografico Himalaya Edition 2027 — edizione limitata — i donatori saranno i primi ad averlo.

Max
Maxhttp://2dicorsa.it
Appassionato di fotografie, di storia e di culture orientali. Colleziona statue di Ganesha e dispensa perle di saggezza taoista dando voce a Kung Fu Panda. Viaggia per soddisfare la sua innata curiosità. Ama il caldo e stare all'aria aperta, scoprire luoghi nuovi, conoscere persone ed abitudini, osservare la Natura. Ha una sfida con se' stesso: assaggiare i cibi più strani in circolazione.

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