HomePreparativiLa Valigia (Impossibile) per un Viaggio in Tuk-tuk dall’Himalaya al Deserto

La Valigia (Impossibile) per un Viaggio in Tuk-tuk dall’Himalaya al Deserto

Eccoci qui, ci siamo quasi.

 Da Manali a Jaisalmer, un paio di migliaia di chilometri, un tuk-tuk aperto (niente porte, niente finestrini, tutto molto “a contatto con l’ambiente” come dicono gli organizzatori), e la domanda che mi perseguita da settimane: cosa ci metto in valigia?

Il Problema di Fondo: Due Mondi in Un Bagaglio

Il bello (e il difficile) di questo viaggio è che si passa da un estremo climatico all’altro nel giro di (troppo) pochi giorni.

Si parte dalle montagne, e non parliamo di piccolo montagne, parliamo dell’Himalaya, dove di notte la temperatura può scendere sotto zero anche in piena estate. Si passa per valli e passi che sfiorano i 4.000-5.000 metri, dove il sole picchia sulle nostre pelate, ma l’aria è gelida. E si arriva nel deserto del Thar, dove a Jaisalmer a settembre le temperature girano tra i 25 e i 37 gradi, con un’umidità residua del monsone che si fa ancora sentire.

Tradotto: nella stessa valigia devono convivere il piumino e la maglietta di lino. Il problema non è cosa portare, è come portarlo senza dover noleggiare un secondo tuk-tuk solo per i bagagli.

E c’è un altro dettaglio da non sottovalutare: il tuk-tuk è aperto. Vento, polvere, sole diretto, pioggia se capita: siamo praticamente all’aperto per otto-dieci ore al giorno, tutti i giorni. Vestirsi bene qui non è una questione di stile (per quello ci pensa la livrea dipinta del tuk-tuk), è una questione di sopravvivenza al comfort.

Vestirsi a Strati (La Solita Regola che qui Vale Più di Tutte)

Se dovessi dare un solo consiglio in questo articolo, sarebbe questo: strati, strati, strati.

La mattina si parte con temperature da giacca a vento, verso mezzogiorno si suda in maglietta, la sera si torna al piumino. In montagna può succedere addirittura nella stessa giornata, passando da un passo a 4.500 metri a una valle molto più in basso o dal giorno alla notte e viceversa.

Quindi meglio tanti pezzi leggeri, facili da aggiungere e togliere mentre si è seduti (semi-scomodamente) su un tuktuk (o rickshaw che dir si voglia). E cose facili da lavare, mica ci portiamo dietro l’armadio.

Il Capitolo “Salute in Quota” (Che Non Si Discute)

Il mal di montagna non è un’opzione, è una certezza statistica che riguarda chiunque salga troppo in fretta oltre i 3.000 metri.

Anche se ora partiamo da Manali e non da Leh, il problema non sparisce: si attraversano comunque passi sopra i 4.000 e i 5.000 metri (il leggendario Rohtang, il temuto Kunzum, e chissà cos’altro decideremo di metterci davanti). Quindi in valigia, oltre ai vestiti, ci vanno:

  • Farmaci per il mal di montagna (dietro consiglio medico)
  • Antidolorifici e antinfiammatori di base
  • Qualcosa per lo stomaco, perché in India lo stomaco potrebbe avere qualcosa da dire
  • Crema solare altissima protezione (in quota il sole non scherza, anche quando fa freddo)
  • Burro cacao, perché le labbra screpolate a 4.500 metri sono un classico che nessuno racconta mai negli articoli dei blog

Il Capitolo “Tuk-tuk Aperto e Strade Impossibili”

Qui entriamo nella parte più specifica di questo viaggio, quella che non trovate in nessuna lista generica per l’India.

Guidare un mezzo aperto su strade che gli stessi organizzatori definiscono “inadeguate per definizione” richiede un po’ di attrezzatura extra:

  • Occhiali da sole: contro vento, polvere e sole a quote assurde
  • Guanti leggeri: per le mani sul manubrio nelle ore più fredde
  • Foulard o buff: protezione da polvere e sabbia, soprattutto nell’ultimo tratto verso il deserto
  • Torcia frontale: perché i guasti capitano sempre quando il sole è già tramontato, e avere le mani libere per riparare qualcosa (o cercare qualcosa che è caduto in strada o nel vano posteriore) è fondamentale
  • Un kit di attrezzi personale minimo: quello base viene fornito, ma un multiuso tascabile e del nastro adesivo americano non hanno mai fatto male a nessuno
  • Sacche impermeabili (dry bag): per proteggere elettronica e documenti nei guadi dei torrenti, che secondo tutti i racconti dei team che ci hanno preceduto nella tratta himalayana non sono all’ordine del giorno, ma capitano.

Il Capitolo “Sopravvivere Senza Segnale”

Per lunghi tratti, il telefono diventa un pesantissimo fermacarte. Niente rete, niente Google Maps, niente modo di chiamare aiuto.

Quindi: – Mappe offline scaricate in anticipo – Power bank capiente, perché non è detto che si trovi una presa tutti i giorni – Contante in rupie, perché i bancomat in certe zone sono più un concetto teorico che una realtà funzionante – Un piccolo blocco note e penna: per segnare indicazioni, numeri di telefono di meccanici improvvisati, o semplicemente per scrivere due righe alla sera quando la connessione manca e la voglia di raccontare no – so già che lo porterò a spasso, ma come farselo mancare e sentirsi un po’ Chatwin?

Il Capitolo Fotografia (Che Per Me è Quasi Un Capitolo a Parte)

Chi mi segue sa che la macchina fotografica per me non è un accessorio, è un modo di guardare le cose. E in un viaggio così ci sarà da fotografare parecchio: dai passi himalayani, ai villaggi del deserto, passando per un tuk-tuk dipinto a mano che merita un piccolo servizio fotografico tutto suo.

Ma fotografare su un mezzo aperto, tra polvere del deserto e improvvisi acquazzoni di montagna, significa anche proteggere l’attrezzatura:

  • Copertura antipioggia/antipolvere per la fotocamera
  • Panno e pennello per pulire la lente (la polvere del Thar non fa sconti)
  • Batterie di riserva (il freddo in quota le scarica più in fretta del previsto)
  • Schede di memoria extra, perché non si torna indietro a scaricare foto ogni sera
CheckList Valigia 2diCorsa Fronte
CheckList Valigia 2diCorsa Fronte
CheckList Valigia 2diCorsa Retro
CheckList Valigia 2diCorsa Retro

E Adesso? Il Piano per i Prossimi Passi

Questo articolo è il punto di partenza, non la lista definitiva. Lo step successivo è stato mettere giù una lista pratica e completa di cosa è possibile portare — categoria per categoria, senza dimenticare nulla.

Lo step definitivo è decidere cosa lasciare a casa, ovvero capire cosa non serve per non “cammellarsi” cose inutili, ma senza lasciare a casa l’indispensabile (e senza esagerare troppo, anche se conoscendoci il rischio c’è).

E poi, per chi come noi ama avere le cose scritte nero su bianco e magari vuole usarla anche per il proprio viaggio, abbiamo cercato di dare in vestito dignitoso a questa checklist e confezionarla in formato stampabile, in modo che, chiunque stia organizzando un’avventura simile, possa spuntare le voci una ad una, invece di fidarsi della memoria (la nostra, notoriamente, non è affidabilissima quando si tratta di valigie).

Nel frattempo, Valter sta già spuntando la lista con quello che vuole “assolutamente” portare. Sono sicuro che includa più taniche per la benzina che magliette. Ne riparliamo.

P.S. – Se avete fatto un viaggio simile e c’è un oggetto che vi ha salvato la vita (o almeno la giornata) e che non ho menzionato qui, fatemelo sapere: la lista finale si arricchisce anche con i vostri consigli.

Valter
Valterhttps://2dicorsa.it
Nella foto è quello di sinistra. Per la bio ci stiamo lavorando...

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