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Grazie ai donatori di Cool Earth (e ai nostri sponsor): c’è tempo fino al 27 settembre

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La raccolta fondi per Cool Earth è partita con un obiettivo piccolo: 500 sterline (avevamo indicato 500 euro per semplicità, in realtà sono poco meno di 600 euro), un passo alla volta. Oggi la lista conta tante donazioni e ognuna merita un grazie con il suo nome.

Grazie, uno per uno

Grazie a Sabry menny, grazie a Marisa, grazie a Monica, grazie a Lucia, grazie a Mirella, grazie ai Titini, grazie a Mauro, grazie a Walter, grazie ai due Andrea, grazie all’altra Mirella, grazie a Marcello, grazie a Taro, grazie ai tre donatori anonimi, grazie a Salvatore, grazie a Benny, grazie a Giulia, grazie a Davide, grazie a Irene, grazie a Daniele, grazie a Matteo, grazie ai Mellos, grazie all’altra Sabry, grazie ad Alessandro, grazie a Paolo, grazie a Marta, grazie a Fra&Gg.

Abbiamo scritto solo i nomi per rispettare la privacy di ciascuno. Tre donatori hanno scelto di restare più anonimi degli altri e il loro segreto è al sicuro. Un pensiero speciale va a Taro, il patatone di Valter: a quanto pare è stato generoso.

Grazie per il vostro supporto. Ogni donazione va a Cool Earth, che lavora con le comunità indigene delle foreste pluviali attraverso trasferimenti di denaro diretti e piccoli progetti scelti dalle comunità stesse. Se volete ripassare perché abbiamo scelto proprio loro lo trovate qui.

Grazie anche ai nostri sponsor

Un viaggio in tuk-tuk non va avanti solo con la benzina. Grazie a chi ha scelto di sostenerci:

Le donazioni sono ancora aperte

Potete donare fino al 27 settembre su JustGiving. Non c’è una cifra minima e anche una piccola donazione conta. Chi ha già donato può rifarlo oppure girare il link a un amico che ama le foreste, i tuk-tuk o tutte e due le cose.

👉 Dona su JustGiving

Grazie ancora.

Max e Valter 🛺

Facciamo qualcosa per l’ambiente

Rendiamo utile questo nostro viaggio. Ogni donazione diventa qualcosa di concreto — per le foreste e per chi le vive.


Non esiste una cifra minima. Anche una piccola donazione ha un peso: supporta lavoro reale, fatto da persone reali, in posti dove fa davvero la differenza.

Obiettivo: €600 0% raggiunto

La raccolta è appena iniziata. Sii tra i primi!

Il viaggio parte da noi. Le foreste hanno bisogno di tutti.

Anche un piccolo contributo può trasformare il nostro viaggio in un aiuto concreto.

Fai una donazione Perché abbiamo scelto Cool Earth → Scopri Cool Earth →
🎁 Per chi dona: tra tutti i donatori estrarremo gadget del viaggio. E se Max decide di fare il calendario fotografico Himalaya Edition 2027 — edizione limitata — i donatori saranno i primi ad averlo.

Se avete domande su Cool Earth, sul progetto o su come funziona la raccolta, scriveteci — siamo su Instagram @2dicorsa o nel modulo di contatto.

Just Giving

Grazie. Davvero.

Max e Valter 🛺

Seguiteci in diretta durante il Rickshaw Run: la mappa per non perderci di vista

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Tra qualche giorno saliamo su un tuk-tuk a Manali e non ne scendiamo (se non per i classici PP stop) fino a Jaisalmer, 1500-2000 chilometri più a sud – dipende dal percorso che sceglieremo o che la strada sceglierà per noi – tra passi himalayani e dune del Rajasthan. Nel frattempo continuiamo a sistemare le ultime cose burocratiche , a controllare le scorte di batterie e a scegliere un sacco a pelo, che speriamo di usare il meno possibile.

Ma adesso tocca anche a voi, organizzarvi per seguire l’avventura in diretta, comodamente dal divano di casa, con il telefono o con il tablet.

Un’app, un telefono, una mappa

Gli organizzatori hanno messo in piedi, insieme a Follow My Challenge, un’app che trasforma il nostro telefono in un piccolo tracker GPS. In pratica, mentre guidiamo (o quando ci fermiamo per l’ennesima foto), la nostra posizione compare su una mappa pubblica, visibile a chiunque abbia il link e voglia sapere dove siamo e dove siamo diretti.

Insomma: il difficile lo lasciamo al tuk-tuk.

Un modo comodo per seguirci: la mappa in diretta

Seguirci è molto semplice basta aprire la mappa del Rickshaw Run Himalaya dal link qui sotto, quindi tenetelo a portata di mano, magari salvato tra i preferiti del browser:

👉 Seguiteci sulla mappa in diretta del Rickshaw Run Himalaya

Lo pubblicheremo anche nella bio Instagram e, forse, in home sul blog appena prima di partire, così non dovrete andare a ripescare questo articolo quando serve…

Un pizzico di Ganesha nel GPS

Se c’è una divinità che avrebbe apprezzato l’idea di un puntino che si muove su una mappa senza perdersi mai davvero, quella è Ganesha — la Divinità dalla Testa di Elefante. Lo abbiamo fatto dipingere sul tuktuk e speriamo ci conceda la grazia di rimuovere gli ostacoli dal percorso, che in fondo, per voler essere semplicistici, ma non irriverenti, è un po’ il suo mestiere.

Noi gli ostacoli veri (buche, valichi, un tuk-tuk che ogni tanto avrà idee proprie) cercheremo comunque di superarli con grazia e dignità, oltre che con l’aiuto dal cielo, ma sapere che qualcuno a casa controlla in tempo reale che il puntino si muova è già una piccola vittoria.

E se per un paio d’ore il puntino sta fermo, non allarmatevi subito: potremmo semplicemente essere fermi a bere un chai, cosa che ci sembra un’ottima ragione per fermarsi.

Mancano pochi giorni

Tra passaporti, ultimi studi sulla meccanica del tuk-tuk e la lista infinita di cose da non dimenticare, il conto alla rovescia è cominciato sul serio.

Salvatevi il link della mappa, seguiteci sui social e, se vi va, condividetelo con chi pensate possa fare il tifo per noi: più siete a seguire quel puntino tra le montagne, più la strada ci sembrerà corta — qualunque cosa succeda.

👉 Seguiteci sulla mappa in diretta del Rickshaw Run Himalaya

Un consiglio pratico

Se salvate la mappa sulla schermata Home del telefono, il link diventa un’icona vera e propria, un tocco e siete lì senza passare dal browser ogni volta.

👉 Su iPhone basta aprire il link in Safari, toccare l’icona di condivisione (il quadratino con la freccia verso l’alto) e scegliere “Aggiungi alla schermata Home”.

👉 Su Android si apre il link in Chrome, si tocca il menu con i tre puntini in alto a destra e si sceglie “Aggiungi a schermata Home” (a volte compare come “Installa app”, è la stessa cosa).

Ci vediamo lassù. O meglio: ci vedrete lassù, voi da casa, comodi sul divano.

Facciamo qualcosa per l’ambiente

Rendiamo utile questo nostro viaggio. Ogni donazione diventa qualcosa di concreto — per le foreste e per chi le vive.


Non esiste una cifra minima. Anche una piccola donazione ha un peso: supporta lavoro reale, fatto da persone reali, in posti dove fa davvero la differenza.

Obiettivo: €600 0% raggiunto

La raccolta è appena iniziata. Sii tra i primi!

Il viaggio parte da noi. Le foreste hanno bisogno di tutti.

Anche un piccolo contributo può trasformare il nostro viaggio in un aiuto concreto.

Fai una donazione Perché abbiamo scelto Cool Earth → Scopri Cool Earth →
🎁 Per chi dona: tra tutti i donatori estrarremo gadget del viaggio. E se Max decide di fare il calendario fotografico Himalaya Edition 2027 — edizione limitata — i donatori saranno i primi ad averlo.

Se avete domande su Cool Earth, sul progetto o su come funziona la raccolta, scriveteci — siamo su Instagram @2dicorsa o nel modulo di contatto.

Just Giving

Grazie. Davvero.

Max e Valter 🛺

La Valigia (Impossibile) per un Viaggio in Tuk-tuk dall’Himalaya al Deserto

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Eccoci qui, ci siamo quasi.

 Da Manali a Jaisalmer, un paio di migliaia di chilometri, un tuk-tuk aperto (niente porte, niente finestrini, tutto molto “a contatto con l’ambiente” come dicono gli organizzatori), e la domanda che mi perseguita da settimane: cosa ci metto in valigia?

Il Problema di Fondo: Due Mondi in Un Bagaglio

Il bello (e il difficile) di questo viaggio è che si passa da un estremo climatico all’altro nel giro di (troppo) pochi giorni.

Si parte dalle montagne, e non parliamo di piccolo montagne, parliamo dell’Himalaya, dove di notte la temperatura può scendere sotto zero anche in piena estate. Si passa per valli e passi che sfiorano i 4.000-5.000 metri, dove il sole picchia sulle nostre pelate, ma l’aria è gelida. E si arriva nel deserto del Thar, dove a Jaisalmer a settembre le temperature girano tra i 25 e i 37 gradi, con un’umidità residua del monsone che si fa ancora sentire.

Tradotto: nella stessa valigia devono convivere il piumino e la maglietta di lino. Il problema non è cosa portare, è come portarlo senza dover noleggiare un secondo tuk-tuk solo per i bagagli.

E c’è un altro dettaglio da non sottovalutare: il tuk-tuk è aperto. Vento, polvere, sole diretto, pioggia se capita: siamo praticamente all’aperto per otto-dieci ore al giorno, tutti i giorni. Vestirsi bene qui non è una questione di stile (per quello ci pensa la livrea dipinta del tuk-tuk), è una questione di sopravvivenza al comfort.

Vestirsi a Strati (La Solita Regola che qui Vale Più di Tutte)

Se dovessi dare un solo consiglio in questo articolo, sarebbe questo: strati, strati, strati.

La mattina si parte con temperature da giacca a vento, verso mezzogiorno si suda in maglietta, la sera si torna al piumino. In montagna può succedere addirittura nella stessa giornata, passando da un passo a 4.500 metri a una valle molto più in basso o dal giorno alla notte e viceversa.

Quindi meglio tanti pezzi leggeri, facili da aggiungere e togliere mentre si è seduti (semi-scomodamente) su un tuktuk (o rickshaw che dir si voglia). E cose facili da lavare, mica ci portiamo dietro l’armadio.

Il Capitolo “Salute in Quota” (Che Non Si Discute)

Il mal di montagna non è un’opzione, è una certezza statistica che riguarda chiunque salga troppo in fretta oltre i 3.000 metri.

Anche se ora partiamo da Manali e non da Leh, il problema non sparisce: si attraversano comunque passi sopra i 4.000 e i 5.000 metri (il leggendario Rohtang, il temuto Kunzum, e chissà cos’altro decideremo di metterci davanti). Quindi in valigia, oltre ai vestiti, ci vanno:

  • Farmaci per il mal di montagna (dietro consiglio medico)
  • Antidolorifici e antinfiammatori di base
  • Qualcosa per lo stomaco, perché in India lo stomaco potrebbe avere qualcosa da dire
  • Crema solare altissima protezione (in quota il sole non scherza, anche quando fa freddo)
  • Burro cacao, perché le labbra screpolate a 4.500 metri sono un classico che nessuno racconta mai negli articoli dei blog

Il Capitolo “Tuk-tuk Aperto e Strade Impossibili”

Qui entriamo nella parte più specifica di questo viaggio, quella che non trovate in nessuna lista generica per l’India.

Guidare un mezzo aperto su strade che gli stessi organizzatori definiscono “inadeguate per definizione” richiede un po’ di attrezzatura extra:

  • Occhiali da sole: contro vento, polvere e sole a quote assurde
  • Guanti leggeri: per le mani sul manubrio nelle ore più fredde
  • Foulard o buff: protezione da polvere e sabbia, soprattutto nell’ultimo tratto verso il deserto
  • Torcia frontale: perché i guasti capitano sempre quando il sole è già tramontato, e avere le mani libere per riparare qualcosa (o cercare qualcosa che è caduto in strada o nel vano posteriore) è fondamentale
  • Un kit di attrezzi personale minimo: quello base viene fornito, ma un multiuso tascabile e del nastro adesivo americano non hanno mai fatto male a nessuno
  • Sacche impermeabili (dry bag): per proteggere elettronica e documenti nei guadi dei torrenti, che secondo tutti i racconti dei team che ci hanno preceduto nella tratta himalayana non sono all’ordine del giorno, ma capitano.

Il Capitolo “Sopravvivere Senza Segnale”

Per lunghi tratti, il telefono diventa un pesantissimo fermacarte. Niente rete, niente Google Maps, niente modo di chiamare aiuto.

Quindi: – Mappe offline scaricate in anticipo – Power bank capiente, perché non è detto che si trovi una presa tutti i giorni – Contante in rupie, perché i bancomat in certe zone sono più un concetto teorico che una realtà funzionante – Un piccolo blocco note e penna: per segnare indicazioni, numeri di telefono di meccanici improvvisati, o semplicemente per scrivere due righe alla sera quando la connessione manca e la voglia di raccontare no – so già che lo porterò a spasso, ma come farselo mancare e sentirsi un po’ Chatwin?

Il Capitolo Fotografia (Che Per Me è Quasi Un Capitolo a Parte)

Chi mi segue sa che la macchina fotografica per me non è un accessorio, è un modo di guardare le cose. E in un viaggio così ci sarà da fotografare parecchio: dai passi himalayani, ai villaggi del deserto, passando per un tuk-tuk dipinto a mano che merita un piccolo servizio fotografico tutto suo.

Ma fotografare su un mezzo aperto, tra polvere del deserto e improvvisi acquazzoni di montagna, significa anche proteggere l’attrezzatura:

  • Copertura antipioggia/antipolvere per la fotocamera
  • Panno e pennello per pulire la lente (la polvere del Thar non fa sconti)
  • Batterie di riserva (il freddo in quota le scarica più in fretta del previsto)
  • Schede di memoria extra, perché non si torna indietro a scaricare foto ogni sera
CheckList Valigia 2diCorsa Fronte
CheckList Valigia 2diCorsa Fronte
CheckList Valigia 2diCorsa Retro
CheckList Valigia 2diCorsa Retro

E Adesso? Il Piano per i Prossimi Passi

Questo articolo è il punto di partenza, non la lista definitiva. Lo step successivo è stato mettere giù una lista pratica e completa di cosa è possibile portare — categoria per categoria, senza dimenticare nulla.

Lo step definitivo è decidere cosa lasciare a casa, ovvero capire cosa non serve per non “cammellarsi” cose inutili, ma senza lasciare a casa l’indispensabile (e senza esagerare troppo, anche se conoscendoci il rischio c’è).

E poi, per chi come noi ama avere le cose scritte nero su bianco e magari vuole usarla anche per il proprio viaggio, abbiamo cercato di dare in vestito dignitoso a questa checklist e confezionarla in formato stampabile, in modo che, chiunque stia organizzando un’avventura simile, possa spuntare le voci una ad una, invece di fidarsi della memoria (la nostra, notoriamente, non è affidabilissima quando si tratta di valigie).

Nel frattempo, Valter sta già spuntando la lista con quello che vuole “assolutamente” portare. Sono sicuro che includa più taniche per la benzina che magliette. Ne riparliamo.

P.S. – Se avete fatto un viaggio simile e c’è un oggetto che vi ha salvato la vita (o almeno la giornata) e che non ho menzionato qui, fatemelo sapere: la lista finale si arricchisce anche con i vostri consigli.