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Quando il cielo ti cade addosso (ma poi scopri che era solo una e-mail di troppo)

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Ieri è stata una di quelle giornate in cui il cuore ti fa un salto mortale triplo carpiato.

Ero lì, tranquillo, a controllare la posta come faccio nei ritagli di tempo, quando mi è arrivata l’email.

Quella email che non vorresti mai vedere:

“Your flight booking has been cancelled.”

Ho riletto tre volte. Poi quattro. Poi ho cominciato a sudare freddo nonostante fuori ci fosse un clima da pinguino biellese.

  • Monaco –> Delhi, OK.
  • Delhi –> Leh, OK.
  • Torino –> Monaco? CANCELLATO.

Come se niente fosse. Come se cancellare il primo anello di una catena di voli intercontinentali fosse una cosa normale, tipo ordinare un caffè americano.

Il cervello è partito subito in modalità panico (controllato): 

"Ok, respira. Cosa facciamo? Cerchiamo un altro volo? Ma quali altri voli ci sono? E se non arriviamo in tempo a Monaco? E se ci tocca partire il giorno prima? E se dobbiamo rifare tutto da capo? L'assicurazione risponderà?”

Sono stati alcuni minuti di puro smarrimento. Quel tipo di sensazione che ti fa capire quanto sei tieni a qualcosa quando improvvisamente ti sembra che possa sfumare via.

La filosofia dell’attesa (ovvero: non fare nulla è fare)

Complice forse qualche lettura di troppo, complice il fatto che in questi mesi mi sono immerso nella filosofia, anche quella che sta dietro a questo viaggio, ho deciso di fare una cosa rivoluzionaria: 

niente, proprio niente

Ho chiuso lo smartphone, ho fatto un respiro profondo, e ho pensato: cosa avrebbe detto il Maestro Oogway a Po (Kung Fu Panda) in una situazione del genere?

Tutto ciò che ti accade è esattamente ciò di cui hai bisogno in quel momento. 
Non sempre lo capisci subito, non sempre ti piace, ma è così.

Io ci scherzo sempre, ma in realtà è il principio cardine della filosofia Taoista (ma anche di quella buddista) che è un po’ il filo conduttore delle vicende di Kung Fu Panda e che si chiama Wu Wei: implica l’agire in armonia con il flusso naturale del Tao (il corso della natura), è l’arte del non agire per scelta, del lasciar scorrere le cose anziché opporsi, come l’acqua che scava la roccia: non spinge, ma arriva dove deve arrivare.

maestro Oogwey e Kung-fu panda

E poi c’è la legge dell’attrazione, quella cosa per cui se ti concentri sul positivo, attiri il positivo.

Quindi, tralasciando i pensieri filosofici, che se seguiti fino in fondo, ci impedirebbero di intraprendere il viaggio oggetto di questo blog, in sostanza ho deciso di aspettare e di lasciare che le cose seguissero il loro corso naturale.. cosa, come capirete, peraltro non facile.

Amerai il finale… 

Sono passate tre ore. Forse quattro. Ero lì che facevo altro, con un piccolo groppo nello stomaco che si faceva sentire ogni tanto, quando è arrivata un’altra e-mail.

“Change in itinerary”

Ho aperto con cautela, come quando scarti un regalo che potrebbe essere la macchina fotografica che aspettavi da tempo o l’ennesimo soprammobile della Thun. 

E cosa c’era? Il volo c’era di nuovo. Stessa ora, stesso aeroporto, stesso tutto. Era solo cambiato il numero del volo. La compagnia aveva cancellato il vecchio codice e ne aveva assegnato uno nuovo.

Tutto lì… posso chiedere i danni per i mesi di vita che ho perso?

Fine del dramma. Anzi, il dramma non c’era proprio mai stato.

Mi sono messo a ridere. Da solo, davanti al computer. Modello scemo. 

La lezione del giorno (perché ogni avventura deve avere una morale)

Non so se è merito di Ganesha, del Tao o della semplice fortuna.

Probabilmente un mix di tutto.

L’insegnamento di oggi è: a volte il cielo non ti sta cadendo addosso. È solo nuvoloso.

E ora, con il volo confermato, posso tornare a preoccuparmi di cose serie: tipo come possiamo decorare il tuk-tuk.

Quello sì che è un dilemma esistenziale.

La seconda lezione… se tu hai sofferto, perché gli altri non devono soffrire?

In tutto questo visto che era orario di lavoro, non ho voluto coinvolgere Valter, mi son detto: lo chiamo quando esco… ma poi mi è venuta in mente una perversione…

Faccio soffrire un po’ anche il mio socio … mi sono fatto uno screenshot della prima email e mi sono detto.. adesso glielo giro… ma nella mia malignità ho pensato che c’erano le finali dello short track in tele e mi sono dimenticato!

Gliel’ho mandata stamattina, ma preso da un momento di buonismo l’ho chiamato subito… se gli prende un attacco di cuore mi tocca trovarmi un altro socio…

Max

Decoriamo il Tuk-Tuk

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Per questa avventura abbiamo la fortuna di poter personalizzare il tuktuk esattamente come lo desideriamo. Abbiamo già scaricato il modello e stiamo smanettando tra colori, decalcomanie, fantasie e accessori per trasformarlo in una piccola opera d’arte viaggiante (e resistente alla polvere e al fango).

Ma siamo ancora alla ricerca del design definitivo — e qui entriamo in modalità creativa.

Un po’ di spunti:

  • Himalaya contro il Rajasthan: colori freddi e brillanti per la parte alta (turchese, indaco, bianco dei passi) e tonalità calde, polverose e solari per la parte inferiore (zafferano, ocra, rosa Jaipur). Un’unione che racconti il passaggio dalle vette al deserto, come il logo del sito
  • Truck art indiana: quei motivi barocchi, occhi dipinti, fiori e scritte di buon auspicio. Potremmo farne una versione rispettosa e moderna, con sprazzi delle tappe più belle disegnati sulle portiere.
  • Ganesha on board: come si sa sono affascinato dalla simbologia. Un Ganesha stilizzato sul cofano, con dettagli che richiamino la spiritualità indiana: bandierine di preghiera, piccoli mandala e un elefantino che faccia l’occhiolino ai passanti.
  • Bandiera italiana.. un classico
  • Decorazione green con foglie.. un po’ troppo green…
  • A quadretti bianchi e neri, un po’ come le bandiere del fotofinish
  • … dateci delle idee

Ovviamente le idee migliori per il momento sono riservate… così riservate che non le conosciamo ancora…

Come potete aiutarci

  • Idee grafiche: inviate schizzi, immagini di riferimento
  • Nomi per il tuk-tuk
  • Sponsor e collaborazioni: se qualcuno vuole contribuire o semplicemente vuole comparire come sponsor sul tuk-tuk, scriveteci!

Cosa faremo dopo

  1. Raccogliamo idee e ispirazioni
  2. Frulliamo il tutto nel nostro laboratorio creativo
  3. Produciamo 3-4 bozzetti
  4. Pubblicheremo i bozzetti sul blog e sulle storie Instagram per farveli vedere

… e poi facciamo di testa nostra… avevate dubbi?

Restate sintonizzati: nei prossimi giorni forse caricheremo i primi bozzetti

E se qualcuno vuole aggiungere adesivi con il proprio nome come sponsor, il posto sul parafango è in prima fila.

Ci sentiamo presto, con vernice fresca sotto le unghie e il cuore già a mezzo tra un passo himalayano e una duna del Rajasthan.

Ah dimenticavo… il tuk-tuk è in India, per cui non lo dipengeremo noi, ma un team specializzato… e devo dire per fortuna!


A presto,
Max (e Valter, dalle retrovie)

Tuk-tuk e Wacky Races

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Cosa c’entrano i Wacky Races ? Ve lo spiego!

Mentre Valter chiacchierava con mezzo mondo per organizzare il nostro viaggio da Leh a Jaisalmer su un tuk-tuk, io stavo cercando un’idea creativa per riempire le prime pagine di questo blog, sfogliando ricordi e pagine di Instagram.

Et voilaà: Wacky Races! Quel cartone animato che negli anni ’60 ha fatto impazzire generazioni di bambini come me, e che ora ci ispira per questa pazzia indiana.

Partiamo dalle basi: cos’è Wacky Races? Immaginate un mondo dove le corse d’auto non sono roba seria tipo Formula 1, ma un circo totale su quattro ruote.

Creato da Hanna-Barbera nel 1968 (sì, ha più di 50 anni, ma non li dimostra!), è una serie di 34 episodi dove 11 team di concorrenti strambi disputano una gara attraverso paesaggi impossibili: montagne che crollano, fiumi che ribollono, deserti con sabbie mobili e città sottosopra.

Non ci sono regole vere, solo caos puro e risate.

Dick Dastardly, il cattivo con il suo cane Muttley che ride come un matto (quelli in basso a sinistra nella immagine di copertina), cerca sempre di sabotare gli altri con trappole ridicole – tipo mazze chiodate o magneti giganti – ma finisce sempre per fregarsi da solo.

E poi c’è Penelope Pitstop, la bella in rosa con la sua Convertible Compatta (sempre a sinistra, ma più in alto); il Creepmobile del Conte Conte; il Army Surplus Special dei soldati pazzi…

Ogni veicolo è un personaggio: bolidi, mostri meccanici, cisterne volanti.

Vince chi arriva primo? In realtà vince la risata, quella sana e anche un po’ stupida, ma in fondo sana e sincera.

Ecco, ora, immaginateci, io e Valter, mentre stiamo correndo: “E se facessimo da Leh a Jaisalmer in tuktuk?” ho buttato lì una sera.

Leh, cuore himalayano, altipiani lunari, passi a 5.000 metri. Jaisalmer, fortezza dorata nel deserto del Thar, dune infinite e cammelli ovunque. 2.000 km di curve impossibili, strade dissestate, tornanti traditori e soste polverose.

Valter ha riso: “Max, sei matto! Ma dai, organizziamo!”. E lì, nella nostra testa, è scattato il film: noi come concorrenti di Wacky Races! Il nostro tuk-tuk non è il Mean Machine di Dastardly, ma un risciò a motore che tossisce come Muttley dopo una risata.

Certo, non è solo fantasia. Il nostro viaggio è una parodia live di Wacky Races: invece di Dick Dastardly, avremo camion che ci tagliano la strada sulle strade indiane; al posto di ponti che crollano, strade himalayane vere; e per i sabotaggi, magari un tuktuk che si inceppa nella polvere del Rajasthan.

Cosa avremo in cambio? Panorami da urlo, chai caldi con i locals, foto epiche al tramonto. Difficoltà? Altezze che tolgono il fiato (letteralmente), caldo torrido e notti in tenda.

Ma noi lo vivremo in diretta, sudati o infreddoliti, senza copione Hanna-Barbera. Niente trofei, solo storie da raccontare: polvere, sorrisi, persone.

Ganesha approverebbe? Credo di sì, lui ama i viaggi tortuosi.

Ok, ve lo concedo, è un volo di fantasia, ma prossimamente andremo più nello specifico, come dicevo all’inizio, dobbiamo riempire le prime pagine di questo blog ed all’inizio non è mai semplice.

Seguiteci su @2dicorsa, stay tuned per update. Chi sa, magari il nostro tuk-tuk diventerà leggendario come il Boulder Mobile!