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Tuk-tuk e Wacky Races

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Cosa c’entrano i Wacky Races ? Ve lo spiego!

Mentre Valter chiacchierava con mezzo mondo per organizzare il nostro viaggio da Leh a Jaisalmer su un tuk-tuk, io stavo cercando un’idea creativa per riempire le prime pagine di questo blog, sfogliando ricordi e pagine di Instagram.

Et voilaà: Wacky Races! Quel cartone animato che negli anni ’60 ha fatto impazzire generazioni di bambini come me, e che ora ci ispira per questa pazzia indiana.

Partiamo dalle basi: cos’è Wacky Races? Immaginate un mondo dove le corse d’auto non sono roba seria tipo Formula 1, ma un circo totale su quattro ruote.

Creato da Hanna-Barbera nel 1968 (sì, ha più di 50 anni, ma non li dimostra!), è una serie di 34 episodi dove 11 team di concorrenti strambi disputano una gara attraverso paesaggi impossibili: montagne che crollano, fiumi che ribollono, deserti con sabbie mobili e città sottosopra.

Non ci sono regole vere, solo caos puro e risate.

Dick Dastardly, il cattivo con il suo cane Muttley che ride come un matto (quelli in basso a sinistra nella immagine di copertina), cerca sempre di sabotare gli altri con trappole ridicole – tipo mazze chiodate o magneti giganti – ma finisce sempre per fregarsi da solo.

E poi c’è Penelope Pitstop, la bella in rosa con la sua Convertible Compatta (sempre a sinistra, ma più in alto); il Creepmobile del Conte Conte; il Army Surplus Special dei soldati pazzi…

Ogni veicolo è un personaggio: bolidi, mostri meccanici, cisterne volanti.

Vince chi arriva primo? In realtà vince la risata, quella sana e anche un po’ stupida, ma in fondo sana e sincera.

Ecco, ora, immaginateci, io e Valter, mentre stiamo correndo: “E se facessimo da Leh a Jaisalmer in tuktuk?” ho buttato lì una sera.

Leh, cuore himalayano, altipiani lunari, passi a 5.000 metri. Jaisalmer, fortezza dorata nel deserto del Thar, dune infinite e cammelli ovunque. 2.000 km di curve impossibili, strade dissestate, tornanti traditori e soste polverose.

Valter ha riso: “Max, sei matto! Ma dai, organizziamo!”. E lì, nella nostra testa, è scattato il film: noi come concorrenti di Wacky Races! Il nostro tuk-tuk non è il Mean Machine di Dastardly, ma un risciò a motore che tossisce come Muttley dopo una risata.

Certo, non è solo fantasia. Il nostro viaggio è una parodia live di Wacky Races: invece di Dick Dastardly, avremo camion che ci tagliano la strada sulle strade indiane; al posto di ponti che crollano, strade himalayane vere; e per i sabotaggi, magari un tuktuk che si inceppa nella polvere del Rajasthan.

Cosa avremo in cambio? Panorami da urlo, chai caldi con i locals, foto epiche al tramonto. Difficoltà? Altezze che tolgono il fiato (letteralmente), caldo torrido e notti in tenda.

Ma noi lo vivremo in diretta, sudati o infreddoliti, senza copione Hanna-Barbera. Niente trofei, solo storie da raccontare: polvere, sorrisi, persone.

Ganesha approverebbe? Credo di sì, lui ama i viaggi tortuosi.

Ok, ve lo concedo, è un volo di fantasia, ma prossimamente andremo più nello specifico, come dicevo all’inizio, dobbiamo riempire le prime pagine di questo blog ed all’inizio non è mai semplice.

Seguiteci su @2dicorsa, stay tuned per update. Chi sa, magari il nostro tuk-tuk diventerà leggendario come il Boulder Mobile!

La cura del tuktuk

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Noi due (io e il mio compare — io sono quello che colleziona le statue di Ganesha, tranquilli, non sono fanatico – o sì?) siamo pronti a raccontarvi tutto sul lato pratico del viaggio: cosa c’è nella cassetta degli attrezzi, cosa vale la pena portare e come comportarsi se e quando il nostro il magnifico tuk-tuk deciderà di prendersi una pausa.

Scriviamo questo articolo per un nostro promemoria, ma anche per chi, in una prossima edizione, voglia cimentarsi con questa esperienza.

Ovviamente si tratta di una previsione, che andremo ad arricchire ed aggiornare quando faremo un compendio dell’esperienza.

Partiamo con la check list delle cose da portare e da fare e di quelle da non fare e magari poter lasciare a casa. Poi parleremo della valigia, ma più avanti. A proposito, ho creato un’app per la valigia. Provatela!

Attrezzatura che bisogna portare da casa

Ogni team riceve una cassetta base per fare le cose che verrano insegnate al briefing meccanico durante il test drive dei primi due giorni. Nastro americano e fascette non sono inclusi, quindi bisognerà portarseli da casa: servono sempre.

Un multi‑utensile è molto utile — e sì, soprattutto per aprire i tappi delle bottiglie quando si finisce di armeggiare.

Ottimismo.. quello non deve mancare mai!

In dotazione a tutti i team:

  • Cacciavite reversibile piccolo.
  • Cacciavite reversibile grande.
  • Chiave per candele (non la uso più da quando ho venduto la vespa a 20 anni).
  • Pinze.
  • Serie di chiavi (8–14 mm), alcune chiuse circolari, altre aperte.
  • Chiave 17 mm per i dadi delle ruote.

Vale la pena portare ricambi?

La disponibilità di ricambi varia molto da zona a zona. Considerando che lo spazio è limitato e che non ci è dato di sapere esattamente cosa potremmo dover sostituire, un borsone pieno di pezzi di ricambio forse non è una buona idea.

Trattando bene il tuk-tuk e seguendo i consigli del test drive, i guasti dovrebbero essere meno frequenti… ma non disperate: qualche guasto lo racconteremo comunque.

E qualche foratura è praticamente garantita, speriamo il meno possibile e in luoghi comodi…

Se proprio dovessimo scegliere portare qualche ricambio, ecco i più utili, ho contrassegnato con una “x” quelli che non mancheranno:

  • Cavi frizione.
  • Cavi cambio.
  • Cavi acceleratore.
  • Lampadine per il faro (x).
  • Candele di ricambio (x).
  • Cavo candela.
  • Olio motore per 4 tempi.
  • Benzina di scorta in tanica (x).
  • Carte vetrate.
  • Tubi carburante in gomma (x).
  • Fascette (x).
  • Nastro americano (x).
  • Utensili di base e un piccolo spezzone di filo elettrico (x).

Cosa fare in caso di guasto?

Durante le sessioni meccaniche al briefing ci insegneranno alcune riparazioni di base che potremo affrontare in autonomia.

Ci dicono che per strada incontreremo spesso persone con esperienza pronte a dare una mano, ma meglio imparare qualcosa e pescare nella memoria per essere autonomi, per quanto possibile.

Opzioni pratiche:

  • Il rickshaw si può trainare o mettere sul cassone di un camion.
  • Potremmo cercare aiuto con un taxi o facendo autostop per arrivare a un meccanico.
  • Umiltà… gli aiuti son benvenuti!

Regole pratici per far durare il tuk‑tuk

Un po’ di dolceza e buon senso aiutano a ridurre i guasti:

  • Partire con calma ed evitare di andare “a manetta” per usare un modo di dire obsoleto, o “a tavoletta”, anche se in questo caos la tavoletta non c’è…
  • Non tenere il motore sempre al massimo dei giri.
  • Riscaldarlo ogni mattina: per la prima ora non superare i 35 km/h.
  • Fare pause regolari.
  • Quando si spegne il tuktuk bisogna chiudere l’interruttore della benzina.

… che Ganesha ce la mandi buona…

Immagine di copertina di Rickshaw Run su flickrCC BY-NC-ND 2.0

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