Eravamo d’accordo su tutto. Poi รจ arrivata la preparazione.
Ci sono coppie che si preparano insieme. Stessa palestra, stesso piano d’allenamento, stesso approccio. Poi ci siamo noi.
A un certo punto, tra una riunione logistica e l’altra, ci siamo guardati e abbiamo capito una cosa fondamentale: avevamo due idee completamente diverse di cosa significasse “prepararsi”. Soprattutto dopo che Max ha dovuto forzatamente smettere di correre per un piccolo infortunio.
E senza stare troppo a ragionarci su, abbiamo fatto la cosa piรน sensata del mondo โ ognuno ha fatto a modo suo.
Il risultato? Io sono finito a Praga. Max in Cina. Il tuktuk ci aspettava fermo in garage, probabilmente sollevato.

Il piano di Valter: 21 km, Praga ” E’ andata cosรฌ “
Partiamo da un assunto: guidare un tuktuk per ore su strade himalayane รจ una fatica fisica vera. Schiena, braccia, gambe contratte, equilibrio continuo, ore e ore sul sedile piรน scomodo del mondo. Non รจ una gita.
La mia risposta รจ stata una mezza maratona. A Praga.
Ventuno virgola zero novantasette chilometri lungo il centro storico di una delle cittร piรน belle d’Europa. Con i lastroni di pietra, i ponti, la folla dei turisti da schivare nei tratti non chiusi al traffico. Un percorso bellissimo, per la cronaca โ anche se sul momento non avevo molta voglia di apprezzare l’architettura.


Il ragionamento era semplice: il viaggio in tuktuk รจ resistenza pura. Non velocitร , non tecnica โ resistenza. La capacitร di tenere duro quando vorresti fermarti, di trovare un ritmo quando tutto intorno a te รจ caos, di arrivare in fondo anche quando le gambe dicono altro. Correre 21 km allena esattamente questo. O almeno, cosรฌ mi sono convinto mentre mi allenavo sotto la pioggia a Biella.
Il tempo finale? Non รจ rilevante ai fini del viaggio. Sono arrivato, questo conta.
Il piano di Max: altitudine, Tibet e nessuna scusa plausibile
Max ha un approccio diverso alla vita. Meno lineare. Piรน incline a trovare soluzioni che nessuno aveva considerato โ incluso il problema.
Mentre io correvo per le strade di Praga, lui era in Cina. Al campo base dell’Everest, versante tibetano. Base Camp Nord: 5.200 metri sul livello del mare.

“Mi sono allenato per l’altitudine”, mi ha spiegato al ritorno con la naturalezza di chi ha fatto una cosa ovvia.
E in effetti โ devo ammettere โ non รจ una cattiva idea. Leh รจ a 3.500 metri, buona parte del percorso si svolge sopra i 4.000, e il mal d’altitudine non guarda in faccia nessuno. Capire in anticipo cosa fa il corpo quando l’aria si fa rara รจ un investimento sensato. Meno romantico di quanto Max lo racconti, probabilmente โ ma sensato.
ร tornato con le foto, qualche considerazione filosofica sull’ossigeno e una nuova comprensione del concetto di “camminare piano”. Ha anche scattato foto al tramonto che, lo conosco, saranno bellissime.
Nel frattempo io avevo giร finito la mezza maratona e stavo mangiando un trdelnรญk a Praga.
Siamo una coppia ben assortita.
Quello che ci accomuna (oltre al tuktuk)

Metodi diversi, obiettivo uguale: arrivare a Jaisalmer senza rimpianti e con abbastanza energie per goderci ogni chilometro nel mezzo.
Nessuno dei due ha scelto la via facile โ e questa, forse, รจ la cosa che ci accomuna davvero. Potevamo prepararci con qualche uscita in bici sul Po, qualche weekend in montagna, un corso di guida difensiva. Invece uno รจ andato in Tibet e l’altro ha corso mezza maratona in una capitale europea.
ร esattamente il tipo di logica che ci ha portati a scegliere un tuktuk come mezzo di trasporto per 2.000 km.
Settembre 2026 si avvicina. Il tuktuk aspetta. Noi siamo pronti โ ognuno a modo suo, come sempre.










