Da una pazza idea invernale a settembre che bussa alla porta
C’era un freddo boia, quel giorno. Il tipo di freddo che Biella sa fare quando ci si mette d’impegno — quello che entra nelle ossa e ti fa venire voglia di pianificare cose assurde solo per scaldarsi un po’ dentro. Ed è lì, probabilmente davanti a un caffè che cominciava già a raffreddarsi, che l’idea è venuta fuori: 2.000 km in tuktuk attraverso Himalaya e Rajasthan. Settembre 2026. Leh → Jaisalmer.
Sembrava lontanissimo. Settembre, in gennaio, ha tutta l’aria di un miraggio — una di quelle date che scrivi sul calendario e poi guardi con sufficienza, convinto di avere tutto il tempo del mondo.
Poi grazie a questi giorni di gran caldo tutti noi abbiamo avuto la sensazione di un’estate anticipata una sensazione che qualcuno avesse accelerato segretamente il tempo.
È andata così — e allora divertiamoci
Un progetto che sembrava complicato — e in parte lo era — ma fedele al motto: «È andata così».
Ci divertiremo, e allora iniziamo a divertirci già da subito. A partire dall’organizzazione, dai voli, dal muoverci, dal raccontare questa cosa a più persone possibile per vedere cosa succedeva.
Le reazioni erano prevedibili e bellissime, nell’ordine: perplessità, una pausa, poi la domanda inevitabile — «ma chi ve lo fa fare?»
Ed è lì che capivi se avevi davanti un curioso o qualcuno che stava già pensando ad altro. I curiosi si avvicinavano un po’, facevano domande, volevano sapere il percorso, il mezzo, i chilometri. Gli altri alzavano un sopracciglio e cambiavano argomento. Entrambi ci stanno, per carità — ma è con i primi che abbiamo costruito qualcosa.
Perché è questo il motore silenzioso di una spedizione come questa: l’entusiasmo degli altri. Non quello che ti metti in tasca da solo davanti alla mappa, ma quello che vedi accendersi negli occhi di chi ti ascolta e a un certo punto dice «caspita, ma allora ci credo anch’io». Ogni volta che è successo — ogni piccolo mattoncino di supporto, ogni sponsor che ha detto sì — è stata benzina in più per un tuktuk che di benzina, francamente, ne ha bisogno.
Max nel frattempo lavorava a testa bassa sul sito, sui canali, sugli strumenti per tenervi aggiornati in tempo reale — sapendo esattamente cosa voleva ottenere: trasmettere magia e curiosità. Il risultato lo vedete voi stessi.

Gli amici, gli sponsor, e il crowdfunding per il pianeta
C’è una cosa che non ci aspettavamo, o almeno non in questa misura: l’interesse degli amici. Non il tipo di interesse educato — «che bello, fatemi sapere» — ma quello vero, curioso, un po’ ansioso. Quello di chi vuole sapere come faremo, se il tuktuk reggerà, se dormiremo per terra, cosa mangeremo, se avremo il segnale.
Qualcuno ha deciso di seguirci anche in modo concreto: attraverso il crowdfunding, contribuendo con piccoli mattoncini a un progetto che guarda al pianeta. Non ci aspettavamo questo tipo di partecipazione, e ogni contributo ci ha ricordato perché vale la pena fare queste cose — non solo per noi, ma come gesto collettivo, anche simbolico.
Poi ci sono gli sponsor, che ci hanno creduto e ci hanno messi nelle condizioni di partire con qualcosa in più di sola buona volontà. A loro va una gratitudine concreta, non retorica.
E per chi vuole seguire l’avventura in diretta — sì, ci sarà una diretta — la trovate sul nostro canale YouTube. Speriamo sia all’altezza delle aspettative. Le nostre, intanto, le abbiamo già calibrate: non promettiamo spettacolo, promettiamo verità.
Il fanciullino che non va in pensione
C’è una cosa che questa avventura mi ha già insegnato, ancora prima di partire: quella parte di noi che guarda il mondo con meraviglia — il fanciullino, come lo chiamava Pascoli — non invecchia davvero. Si addormenta, ogni tanto. La vita quotidiana, le responsabilità, gli anni che passano: tutte cose che fanno scendere le palpebre.
Ma basta una pazza idea nata in un giorno d’inverno per svegliarlo di botto. E quando si sveglia, ti ricorda — con la stessa allegria di sempre — che la vita è fantastica e che va vissuta, anche quando gli anni volano via veloci. Anzi: soprattutto quando gli anni volano via veloci.
Anche se l’impressione è quella di partire domani mattina, abbiamo ancora alcuni giorni davanti per definire e migliorare la nostra spedizione. E possiamo farlo solo con l’aiuto e l’entusiasmo di chi già ci conosce — ma anche con la speranza di attirare qualche nuovo curioso lungo la strada. Per esempio: come decorate voi il nostro tuktuk? Scrivetecelo. Sul serio. Aspettiamo le vostre proposte — le migliori potrebbero finire davvero sulla carrozzeria. 🛺
🐘 Il Consiglio dell’Elefante — Il Saggio
Chi rimanda la partenza in attesa che tutto sia perfetto, non parte mai. Chi parte sapendo che qualcosa andrà storto, arriva comunque
Sì, lo so — «È andata così» suona come una resa. Ma per noi è il contrario: è la dichiarazione di chi sa che i piani cambiano, le strade sorprendono, e l’importante è essere pronti a godersela comunque.
Anche quando qualcuno ti chiede «ma chi ve lo fa fare?» — la risposta, in fondo, è semplice: noi!!
E voi, che continuate a seguirci.
