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Cool Earth: perché stiamo raccogliendo fondi (e come potete farne parte)

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Quando ti iscrivi a un’avventura come il Rickshaw Run Himalaya, una delle prime cose che scopri è che non si può partire senza fare beneficenza.

The Adventurists lo richiedono esplicitamente: ogni team deve raccogliere almeno 500 sterline per una causa.

Non è una scusa per sentirsi migliori, è parte dell’idea di fondo:

se vai a fare cose folli in posti lontani, almeno fa che la cosa sia utile a qualcuno.

Noi abbiamo scelto Cool Earth.

Vi diciamo onestamente perché.

Chi è Cool Earth

Cool Earth è una no profit britannica che lavora con comunità indigene e popolazioni locali che vivono nelle foreste pluviali tropicali. Non alle loro spalle, ma con loro.

Il principio è semplice: chi abita nella foresta la conosce da migliaia di anni, la sa proteggere meglio di qualsiasi organizzazione esterna, e ha tutto l’interesse a mantenerla in piedi. L’unica cosa che spesso manca è il sostegno economico per farlo senza dover cedere alla deforestazione come unica alternativa di sopravvivenza.

Cool Earth risolve questo con tre strumenti:

Trasferimenti di denaro incondizionati — finanziamenti diretti alle comunità, senza condizioni. Le persone sanno di cosa hanno bisogno. Ci vuole fiducia e loro la offrono.

Progetti guidati localmente — alveari, attrezzature per essiccare il cacao, galline. Piccole cose che creano reddito sostenibile e rendono la foresta più preziosa di quanto valga abbatterla.

Monitoraggio forestale — satelliti, conoscenza del territorio e biodiversità che si integrano per tenere sotto controllo quello che succede, davvero, dall’interno.

Lavorano in Amazzonia (Perù), in Papua Nuova Guinea e in Camerun. Aree molto diverse tra loro — e Cool Earth lo sa: non esiste un approccio unico che funzioni ovunque.


Il legame con The Adventurists (e i numeri)

La partnership tra Cool Earth e The Adventurists va avanti dal 2013. In questi anni, i partecipanti alle varie avventure — Mongol Rally, Rickshaw Run, Monkey Run — hanno contribuito a raccogliere complessivamente 2,2 milioni di sterline, che hanno aiutato a proteggere circa 2,1 milioni di acri di foresta pluviale.

Noi siamo uno dei tantissimi team. Ma ogni team conta.


Il nostro obiettivo: 500 sterline

Il primo traguardo che ci siamo dati è 500 sterline. Quando lo raggiungeremo, ci fermeremo un momento a ragionare insieme su cosa fare delle eventuali donazioni successive: se continuare con Cool Earth, se affiancare una comunità locale incontrata lungo il percorso in India, o altro.

Per ora: 500. Un passo alla volta. Come si fa in tuk-tuk su un passo himalayano.

🐘 Il Consiglio dell’Elefante — Il Pratico

Ganesha rimuove gli ostacoli. Ma ha una lista d’attesa molto lunga. Ogni tanto è utile dargli una mano.

— Ganesha, Il Pratico

Le comunità che Cool Earth supporta hanno vissuto nella foresta per generazioni. L’unico ostacolo che non riescono a rimuovere da soli è la pressione economica che arriva dall’esterno. Noi non risolviamo nulla da soli. Ma possiamo essere, in piccolo, quella mano.


Cosa c’è in palio per chi dona

Parliamoci chiaro: donare è già un atto in sé. Non serve un incentivo.

Però ci piace l’idea di condividere qualcosa di concreto con chi ci supporta. Per questo, tra tutti coloro che doneranno entro la partenza, estrarremo a sorte alcuni gadget legati al viaggio.

Tra le cose alle quali stiamo per il momento solo pensando:

🎁 Gadget del viaggio — materiali legati al percorso o comprati sul posto

📅 Calendario Himalaya Edition 2027 — Max sta valutando seriamente un calendario fotografico del viaggio, edizione limitata. Se succede, i donatori saranno i primi ad averlo. (vedete qui il calendario del 2026)

Calendario 2026 White Edition di Viaggio ControMano
Calendario 2026 White Edition di Viaggio ControMano

I dettagli li comunicheremo man mano. Nel frattempo: chi dona, partecipa automaticamente.

Come donare

La raccolta fondi è su JustGiving, la piattaforma ufficiale usata da Cool Earth e The Adventurists. È sicura, tracciabile, e il denaro va direttamente all’associazione senza intermediari.

con

Just Giving

Non esiste una cifra minima. Anche una piccola donazione ha un peso concreto: supporta lavoro reale, fatto da persone reali, in posti dove fa davvero la differenza.

Se avete domande su Cool Earth, sul progetto o su come funziona la raccolta, scriveteci — siamo su Instagram @2dicorsa o nel modulo di contatto.

Grazie. Davvero.

Max e Valter 🛺

Cosa vale una tappa?

Ogni donazione diventa qualcosa di concreto — per le foreste e per chi le vive.

Obiettivo: €500 0% raggiunto

La raccolta è appena iniziata. Sii tra i primi!

più diffuso
€10
Un pieno di tuk-tuk
Un albero per un anno
🏕️
€25
Una notte in guesthouse
Servizi di base per una famiglia
🗺️
€50
Una tappa intera
Progetto locale autonomo
🛺
€100
Il tuk-tuk per un giorno
Trasferimenti a comunità indigene
Seleziona una fascia qui sopra
Scegli l’importo che preferisci per vedere il suo impatto concreto sulla foresta e sulle comunità locali.
Dona su JustGiving Scopri di più su Cool Earth →
🎁 Per chi dona: tra tutti i donatori estrarremo gadget del viaggio. E se Max decide di fare il calendario fotografico Himalaya Edition 2027 — edizione limitata — i donatori saranno i primi ad averlo.

Il post sarà aggiornato man mano che si avvicina la partenza e quando l’obiettivo di 500 Euro verrà raggiunto.


La coppia non scoppia, ma si sdoppia

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Eravamo d’accordo su tutto. Poi è arrivata la preparazione.


Ci sono coppie che si preparano insieme. Stessa palestra, stesso piano d’allenamento, stesso approccio. Poi ci siamo noi.

A un certo punto, tra una riunione logistica e l’altra, ci siamo guardati e abbiamo capito una cosa fondamentale: avevamo due idee completamente diverse di cosa significasse “prepararsi”. Soprattutto dopo che Max ha dovuto forzatamente smettere di correre per un piccolo infortunio.

E senza stare troppo a ragionarci su, abbiamo fatto la cosa più sensata del mondo — ognuno ha fatto a modo suo.

Il risultato? Io sono finito a Praga. Max in Cina. Il tuktuk ci aspettava fermo in garage, probabilmente sollevato.

Valter e la maratona di Praga
Medaglia di partecipazione, in occasione della mezza maratona a Praga

Il piano di Valter: 21 km, Praga ” E’ andata così “

Partiamo da un assunto: guidare un tuktuk per ore su strade himalayane è una fatica fisica vera. Schiena, braccia, gambe contratte, equilibrio continuo, ore e ore sul sedile più scomodo del mondo. Non è una gita.

La mia risposta è stata una mezza maratona. A Praga.

Ventuno virgola zero novantasette chilometri lungo il centro storico di una delle città più belle d’Europa. Con i lastroni di pietra, i ponti, la folla dei turisti da schivare nei tratti non chiusi al traffico. Un percorso bellissimo, per la cronaca — anche se sul momento non avevo molta voglia di apprezzare l’architettura.

Il ragionamento era semplice: il viaggio in tuktuk è resistenza pura. Non velocità, non tecnica — resistenza. La capacità di tenere duro quando vorresti fermarti, di trovare un ritmo quando tutto intorno a te è caos, di arrivare in fondo anche quando le gambe dicono altro. Correre 21 km allena esattamente questo. O almeno, così mi sono convinto mentre mi allenavo sotto la pioggia a Biella.

Il tempo finale? Non è rilevante ai fini del viaggio. Sono arrivato, questo conta.


Il piano di Max: altitudine, Tibet e nessuna scusa plausibile

Max ha un approccio diverso alla vita. Meno lineare. Più incline a trovare soluzioni che nessuno aveva considerato — incluso il problema.

Mentre io correvo per le strade di Praga, lui era in Cina. Al campo base dell’Everest, versante tibetano. Base Camp Nord: 5.200 metri sul livello del mare.

Campo Base dell'Everest - Lato Tibetano - Cinese
Campo Base dell’Everest – Lato Tibetano – Cinese

“Mi sono allenato per l’altitudine”, mi ha spiegato al ritorno con la naturalezza di chi ha fatto una cosa ovvia.

E in effetti — devo ammettere — non è una cattiva idea. Leh è a 3.500 metri, buona parte del percorso si svolge sopra i 4.000, e il mal d’altitudine non guarda in faccia nessuno. Capire in anticipo cosa fa il corpo quando l’aria si fa rara è un investimento sensato. Meno romantico di quanto Max lo racconti, probabilmente — ma sensato.

È tornato con le foto, qualche considerazione filosofica sull’ossigeno e una nuova comprensione del concetto di “camminare piano”. Ha anche scattato foto al tramonto che, lo conosco, saranno bellissime.

Nel frattempo io avevo già finito la mezza maratona e stavo mangiando un trdelník a Praga.

Siamo una coppia ben assortita.


Quello che ci accomuna (oltre al tuktuk)

 il Trdlo o Trdelnik
il Trdlo o Trdelnik a Praga

Metodi diversi, obiettivo uguale: arrivare a Jaisalmer senza rimpianti e con abbastanza energie per goderci ogni chilometro nel mezzo.

Nessuno dei due ha scelto la via facile — e questa, forse, è la cosa che ci accomuna davvero. Potevamo prepararci con qualche uscita in bici sul Po, qualche weekend in montagna, un corso di guida difensiva. Invece uno è andato in Tibet e l’altro ha corso mezza maratona in una capitale europea.

È esattamente il tipo di logica che ci ha portati a scegliere un tuktuk come mezzo di trasporto per 2.000 km.

Settembre 2026 si avvicina. Il tuktuk aspetta. Noi siamo pronti — ognuno a modo suo, come sempre.

Il sogno sognato di Leh in Ladakh.

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Come ci si innamora di un posto leggendo, sognando e immaginando — prima ancora di partire e prima ancora di imparare a guidare un tuk-tuk.

Ho letto troppi diari di viaggio su Leh in Ladakh. Non è una cosa di cui mi vergogno. Anzi. Ho letto blog scritti alle due di notte da qualcuno con ancora la polvere del Ladakh sulle scarpe. Ho guardato foto fino a quando gli occhi bruciavano. Ho visto video girati da finestrini di jeep su strade che sembravano disegnate da qualcuno con un senso dell’umorismo molto sviluppato.

Non ci sono ancora stato. Ma a forza di leggere, guardare e immaginare, nella mia testa Leh esiste già con un dettaglio imbarazzante. So già com’è l’aria la mattina — fredda e secca, quella che ti sveglia i polmoni come un caffè ma meglio, e senza fare la fila. Tecnicamente potrei fare la guida turistica. Praticamente non so ancora guida-re il tuktuk. Dettagli.

So già com’è il cielo — un blu così intenso che sembra pitturato da qualcuno che esagerava con i colori. Il tipo di cielo che fa venire voglia di fotografare tutto, anche il niente. Max ringrazierà. La scheda di memoria un po’ meno.

So già com’è alzare gli occhi e trovare montagne ovunque, in ogni direzione, senza scampo, senza orizzonte libero, solo roccia e quota e quella sensazione strana di essere piccoli nel modo giusto.

Lo so perché l’ho letto. Lo so perché l’ho immaginato. Lo so perché a un certo punto ho smesso di contare le ore passate a farlo. E adesso non vedo l’ora di arrivarci per scoprire in cosa la realtà sarà ancora più bella del sogno — e in cosa mi smentirà clamorosamente.

Articolo su Leh in Ladakh: panorama del lago Tso Kar in Ladakh, India del Nord
Tso Kar Lake – 150 km a sud est di Leh in Ladakh, North India

Come mi immagino la prima mattina. Scena per scena.

🛏 Sveglia alle cinque. Non per la sveglia — per l’eccitazione pura, quella da bambini alla vigilia di Natale che credevi di aver perso a dodici anni e invece è ancora lì, nascosta, in attesa del momento giusto. Il momento giusto è Leh.

🚪 Apro la porta. L’aria mi arriva in faccia come uno schiaffo affettuoso — fredda, secca, profuma di roccia e di quota. I polmoni si svegliano di colpo, senza bisogno di caffè. Resto sulla soglia un secondo. Due. Tre.

👀 Alzo gli occhi.

Le montagne. Ovunque. Enormi in un modo che la parola “enorme” non regge — bisognerebbe inventarne una nuova. Strati di roccia color ocra, ruggine, viola polveroso, arancio antico. Un cielo talmente blu da sembrare dipinto male, quella tonicità esagerata che su Instagram verrebbe segnalata come ritoccata. Non è ritoccata. È solo il Ladakh.

📸 Max ha già la macchina fotografica in mano. Naturalmente. Io ho la bocca aperta e un’espressione che spero non finisca nelle stories. Spoiler: finisce nelle stories. Con geotag. E didascalia.

I monasteri. Quella domanda che mi faccio da mesi.

Ogni volta che vedo la foto di Thiksey mi fermo e penso la stessa cosa: ma chi è stato il primo che ha guardato quella parete di roccia verticale e ha detto “sì, ecco, qui ci costruiamo”?

Bianco e bordeaux contro il cielo del Ladakh, attaccato alla roccia come se la gravità fosse una cosa opzionale. Costruito secoli fa, senza strade, senza gru, senza niente. Solo mani, pietra e una quantità di motivazione spirituale che io non ho mai avuto nemmeno per montare un mobile IKEA.

La risposta, ho scoperto leggendo, è geniale nella sua semplicità: lassù a quattromila metri il corpo rallenta, i pensieri si diradano, e quella vocina in testa che commenta tutto — le email, il traffico, cosa mangiare a cena — finalmente abbassa il volume. Il paesaggio fa il lavoro. Tu devi solo stare fermo e non sprecare la vista.

Terapia gratis. Vista inclusa. Nessun abbonamento richiesto.

Veduta del monastero tibetano di Hemis - Leh in Ladakh, Jammu e Kashmir, India
Veduta del monastero tibetano di Hemis – 45 km da Leh in Ladakh, Jammu e Kashmir, India

Quello che mi immagino di sentire. Senza filtri.

Mi immagino a Leh, in Ladakh, seduto su un gradino di pietra con una tazza di chai caldo in mano, le bandierine colorate che sventolano sopra la mia testa come se stessero tifando per me. Un monaco mi passa accanto lentissimo. Un altro monaco mi passa accanto lentissimo. Comincio a sospettare che “veloce” non sia una categoria contemplata in questo posto. Mi adatto subito.

Mi immagino di guardare le montagne, poi il chai, poi le montagne, poi il chai. Le montagne vincono ogni volta. Il chai si fredda. Non me ne faccio un problema.

Mi immagino felice in modo ridicolo. Quella felicità un po’ stupida, da bambini, quella che non ha un motivo preciso ma ce li ha tutti. Probabilmente faccio una faccia imbarazzante. Probabilmente Max la fotografa.

Per adesso Leh è ancora un sogno fatto di diari altrui, fotografie salvate e coordinate sul telefono.

Ma il sogno è già vivido. Le montagne già enormi. Le bandierine già nel vento. Il gradino di pietra già lì ad aspettarmi.

Ci sono cose che sai — prima ancora di viverle — che ti cambieranno qualcosa. Non sai cosa, non sai come, non sai quanto durerà. Ma lo sai.

Leh in Ladakh è una di quelle cose.

Ci vediamo lassù. 🏔

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