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Cambio di programma: si parte da Manali

Ci sono missive che arrivano come in un film d’avventura: una chiamata da un numero straniero, persa per un soffio, seguita da una mail che sembra uscita da un dossier riservato.

È successo qualche giorno fa — mittente The Adventurists, oggetto tutt’altro che di routine — e ci ha lasciato con il caffè sospeso a metà strada tra la tazza e la bocca. L’effetto, sinceramente, è stato quello di pescare una carta Imprevisti nel bel mezzo della partita a Monopoli: “torna al via, ma stavolta il via è da un’altra parte”. Il contenuto della missione aggiornata: cambia il punto di partenza del nostro Rickshaw Run.

Non si parte più da Leh, in Ladakh, ma da Manali, in Himachal Pradesh. Le prime righe le ho lette due volte, come in quei momenti in cui speri che rileggendole la mappa torni quella di prima. Non è tornata quella di prima. Vi racconto cosa sta succedendo e perché.

Himalaya - montagne che si riflettono nel lago Dhankar Lake. Spiti Valley, Himachal Pradesh, India
Himalaya – montagne che si riflettono nel lago Dhankar Lake. Spiti Valley, Himachal Pradesh, India – Adobe Stock

Perché cambia tutto

Ogni buona avventura ha il suo colpo di scena a metà del primo atto, e il nostro è arrivato via mail invece che con una mappa strappata o un idolo maledetto: a Leh, per entrare in scena, ormai serve un lasciapassare che il nostro tuktuk non ha.

Il Ladakh è territorio del sindacato taxi locale, e da quando le tensioni tra India e Pakistan sono salite di tono, ogni veicolo che non fa parte del giro viene guardato con un sopracciglio alzato ai posti di blocco. Niente inseguimenti sulle Jeep tra le rocce, per fortuna, ma qualche team del Rickshaw Run l’anno scorso si è ritrovato comunque bloccato più volte del previsto, con il cronometro che correva e loro fermi a discutere di permessi.

The Adventurists, che di scorciatoie diplomatiche se ne intendono, hanno provato a negoziare un salvacondotto: un tavolo col Ministero del Turismo indiano, felicissimo di avere il Rickshaw Run tra i piedi, contro un sindacato taxi tutt’altro che convinto e con la polizia dalla propria parte.

Settimane di trattative, qualche apertura, molti rinvii — la classica scena in cui il patto sembra a un passo e poi sfuma.

Verdetto finale: nessuna eccezione scritta su cui scommettere il viaggio. E allora, invece di mandarci a Leh sperando bene, hanno spostato l’ingresso in scena qualche centinaio di chilometri più a sud. Un po’ di imprevisto ci sta, dicono loro, ma manette no.

Monastero Buddista a Kaza nella Spiti Valley
Monastero Buddista a Kaza nella Spiti Valley – Adobe Stock

La nuova strada

Nuovo ingresso in scena, dunque: Manali, Himachal Pradesh, sempre ad alta quota, sempre Himalaya vero. E come vuole la sceneggiatura del Rickshaw Run, nessuna mappa segnata a puntini da seguire: da Manali si può puntare ovunque, con un’unica clausola contrattuale — mai verso sud.

Qualunque direzione si scelga, prima o poi la strada si restringe, l’asfalto sparisce e si passa su valichi che sfiorano i 4.500 metri, di quelli che nei documentari chiamerebbero “strada della morte” con voce da narratore. Il capitolo sul mal di montagna, nel manuale, da questa settimana è lettura obbligatoria, non più un optional per animi delicati.

Tra le tappe c’è un pit stop che sembra uscito da un fotogramma tagliato di un film d’avventura: il villaggio di Pooh, raggiungibile costeggiando il Great Himalayan National Park attraverso la Spiti Valley, dove pare che il paesaggio faccia dimenticare per un attimo anche il sedile scomodo del tuktuk.

Sulla strada per arrivarci si attraversa il Kunzum Pass, tra Kaza e Koksar, quota 4.551 metri — il tipo di numero che consiglia una sosta di un paio di giorni prima, non per teatro ma perché il corpo, a certe altezze, non prende ordini. Restano nel copione anche frane e alluvioni, coprotagoniste fisse di queste strade tra le più alte al mondo. Il manuale del Rickshaw Run, se non è ancora sul comodino, è il momento di spostarlo lì.

Nota personale

Vi confesso che il primo pensiero, passato lo sconcerto da colpo di scena, è stato tutt’altro che epico: quanto cambia davvero la nostra preparazione? Molto meno di quanto temessi. Restano l’altitudine, la meccanica del tuktuk, i documenti, la testa giusta per improvvisare quando il piano B diventa piano A — solo con un punto sulla cartina spostato più a sud. Max, appena l’ha saputo, ha già iniziato a scavare tra le foto della Spiti Valley: temo perderemo qualche ora in più davanti allo schermo a immaginare inquadrature invece che compilare moduli. Va bene così, ogni buona spedizione ha bisogno di un cartografo un po’ sognatore.

🐘 Il Consiglio dell’Elefante — Il Pratico

Chi si affeziona troppo alla mappa disegnata a tavolino, arriva sempre in ritardo su quella vera — e perde pure il fascino del piano B.

— Ganesha, Il Pratico

E noi non abbiamo una mappa, o meglio, ce l’abbiamo, ma non la seguiremo… o sì? Magari ci serve… voi che dite?

Valter
Valterhttps://2dicorsa.it
Nella foto è quello di sinistra. Per la bio ci stiamo lavorando...

2 Commenti

  1. Beh… avendo solo 2 città fisse, ossia partenza e arrivo… c’è da aspettarsi che cambieranno anche l’arrivo?
    Se no che avventura sarebbe!!! Godetevela!!

    • In realtà questo cambio di programma ci dà l’opportunità di esplorare la Spiti Valley, cosa che forse non avremmo potuto fare partendo da Leh a causa dei tempi troppo tirati: ogni problema un’opportunità…😀😀

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